Zdenko Krtić: I confini di cera
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Zdenko Krtić (nato nel 1959) è un artista croato-americano e Professore Emerito d’Arte presso l’Università di Auburn. Ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Zagabria e successivamente all’Università di Cincinnati, in Ohio. Dal 1988 vive e lavora negli Stati Uniti.
La sua opera esplora le intersezioni tra memoria, politica, storia naturale, ambienti costruiti, effetti del tempo e altri fenomeni naturali attraverso disegni, dipinti, installazioni e scenografie. Le sue opere sono state esposte in musei e gallerie negli Stati Uniti e all’estero e fanno parte di numerose collezioni pubbliche e private.
Krtić ha ricevuto numerose borse di studio e riconoscimenti, tra cui una borsa del Consiglio per le Arti dello Stato dell’Alabama e il Premio per l’Eccellenza nella Ricerca dell’Università di Auburn. È stato artista residente per tre volte presso la prestigiosa Accademia Americana di Roma. Il suo lavoro è stato inoltre riconosciuto dalla CNN e presentato negli speciali editoriali online “911 – Dieci anni dopo” e “Power”.
Le mie opere rappresentano manifestazioni di specifiche modalità di osservazione, nelle quali mi affido sia alla mia sensibilità pittorica sia alla capacità del mezzo fotografico di esprimere una forma di verità. Nel registrare i soggetti, spesso dirigo lo sguardo in modo obliquo, attraverso schermi, sedimenti e strati di barriere trasparenti, oppure indirettamente, tramite superfici riflettenti. In questa serie di opere basate sulla fotografia rifletto sul rapporto tra l’etica della vita e quella del tempo. Come trasformare l’atto del vedere nella presenza tattile di un’opera stampata? Come catturare sensazioni visive altrimenti indescrivibili e conferire una presenza fisica a sostanze “immateriali” come l’aria, l’acqua e il cielo notturno?
Pur trattandosi di stampe fotografiche, le osservo con l’occhio del pittore, cercando di raggiungere una rappresentazione della natura approssimativa e suggestiva piuttosto che la precisione generalmente associata alla riproduzione meccanica. Le mie strategie pittoriche (e i miei inevitabili pregiudizi visivi) disturbano e destabilizzano le scene rappresentate, ma al tempo stesso le arricchiscono. Attraverso tecniche di segmentazione analogica del tempo e di rifotografia, esploro la possibilità di fissare sulla carta una nuova realtà ibrida e straniante. L’opera risultante diventa un documento del tempo collassato.