Oggetto nel soggetto passaggi#colonna vertebrale
passaggio dall’oggetto al soggetto#colonna vertebrale
In un tempo segnato da guerre di sterminio e genocidi, da menzogne politiche, dalla negazione del diritto delle donne a decidere del proprio corpo, mentre il paradigma del corpo maschile rimane sostanzialmente incontestato e continua a voler controllare, possedere e limitare il corpo femminile; in un tempo di crescenti disuguaglianze economiche, femminicidi, violenza, norme sociali e culturali dogmatiche e rigidità strutturali, prendo parola e lotto esponendo il mio corpo e il mio dolore.
Il corpo è l’unica cosa che possediamo davvero e io occupo, rivendico e restituisco il mio corpo a me stessa. Ciò che in apparenza sembra inflizione di dolore, autolesionismo o violenza fisica, diventa paradossalmente un gesto di cura del corpo. Assumendomi la responsabilità del benessere del mio corpo, che è allo stesso tempo un corpo sociale, entrando nel dolore ma anche cercando una via d’uscita attraverso di esso, lascio andare la paura e agisco in base alle mie convinzioni. Questo atto porta il soggetto alla luce.
Attraverso la libertà del respiro del corpo femminile e l’assunzione di responsabilità verso se stesse, il corpo femminile smette di essere oggetto e intraprende il cammino verso il soggetto. Azioni lente e delicate, il gesto del piegarsi e uno spazio ristretto aprono la strada al soggetto e alla sua libertà. La performance è un atto di cura di sé, di presa di parola, un utilizzo della propria deformazione e del proprio dolore come strumenti per affermare se stesse. L’identità del soggetto femminile, nello spazio intimo della performance, diventa l’arma principale nella lotta contro le politiche del nostro tempo.
L’oggetto – il corpo femminile nello spazio, il mio corpo – compie azioni apparentemente semplici che, per quel corpo specifico, sono profondamente dolorose. Lo scompongo attraverso l’isolamento di movimenti comuni e riconoscibili, esplorandone singolarmente le diverse parti. Attraverso i limiti del dolore. Ogni parte del corpo viene inizialmente trattata come uno strato autonomo; successivamente gli strati vengono riuniti, ricostruendo l’integrità del corpo umano, del mio corpo, del corpo femminile. Questo processo diventa un modo per ridefinire l’esperienza del dolore come impulso attivista e pratica di self-care.